Body revolution, adoro Jillian!

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Vi avevo detto che vi avrei spiegato la mia quotidiana attività fisica, per cui eccomi qui!
In pratica ho scoperto per caso un nuovo metodo di allenamento, ovvero i workout a casa, attraverso video che seguiti costantemente possono essere molto d’aiuto per chi ha poco tempo da dedicare all’attività fisica, e devo dire essere molto efficaci.
Se andate su questo sito http://www.workout-italia.it avrete accesso al mondo degli allenamenti at home; potete fare il test per determinare quale sia l’allenamento più adatto a voi.. diciamo che io l’ho fatto ma non l’ho seguito in quanto dovendo perdere più di 15 kg avrei dovuto iniziare con qualcosa di più semplice, ma una mia conoscente mi ha consogliato Body revolution, un percorso di 90 giorni in cui ti alleni 30 minuti al giorno per 6 giorni alla settimana; per chi è abituato a fare un pò di fatica ( io sono andata in palestra un mesetto prima di iniziarlo) non è impossibile, anzi!
Mettete in conto che la prima settimana sarà dura, perchè avrete sempre male ai muscoli, però poi si abituano!
Io sono all’inizio della terza settimana e mi sento già più soda, ma non mi sono ancora misurata.. ho letto varie testimonianze di persone che hanno veramente migliorato il loro benessere e il loro aspetto fisico grazie a questi allenamenti.. e in più risparmio sulla retta della palestra!

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Staticità

Stamattina mi sono pesata: 84 kg.

Ero un pò triste perchè un paio di giorni fa ero arrivata a 83,3 ma poi ho realizzato che la mia non variazione poteva derivare dal fatto che è la prima settimana che seguo il programma di Jillian Michaels ” Body revolution”. Ho male dappertutto e sento i muscoli pesati, significa che ho accumulato acido lattico probabilmente; inoltre sono stata avvertita da chi l’ha seguito prima di me che si potrebbe verificare un aumento di peso, dovuto alla trasformazione della massa grassa in massa magra ( e i muscoli pesano di più della ciccia). Magra consolazione.
Anyway io non voglio mollare, sono appena all’inizio del mio percorso, in fase di rodaggio: appena avrò preso maggior dimestichezza con l’attività fisica e mi saprò meglio calibrare con il cibo sarò sicuramente più tranquilla.
Ieri infatti sono riuscita a non sgarrare con le calorie, ma mi sono concessa due palline di gelato e so che non avrei dovuto ( anche se una era con il latte vegetale). Dagli sbagli si può solo imparare.
Vi aggiornerò con un nuovo post riguardo alla mia attività fisica quotidiana, è ancora in fase di sperimentazione.

Stay tuned.

Pianificazione.

Voglio dare qualche informazione su come ho partorito l’idea di questo mio nuovo viaggio verso il benessere, sono stati molti eventi casuali che sono sfociati nella voglia di rimettermi in gioco e raggiungere i miei obbiettivi. Li tratterò un pò per volta, in modo da approfondirli quanto basta.

1) Ho iniziato a leggere su internet articoli psicologici sul perchè non si riesce a dimagrire: a mio parere la causa principale del nostro mancato dimagrimento fin’ora è dato da una scarsa motivazione psicologica. Sicuramente ora starete pensando: ” ma cosa sta dicendo? io voglio disperatamente dimagrire, ma proprio mi è impossibile”! Certo, tutti lo pensiamo, soprattutto quando noi donne entriamo in un negozio di abbigliamento e non ci sta nulla, allora diciamo tra noi:  ” da domani, veramente, giuro che mi metto a dieta”.. ma poi arriviamo a casa, nella nostra confort zone, e ritorniamo alle vecchie abitudini. Quello che io intendo è una mancanza di obbiettivi concreti e di motivazioni sul perchè noi vogliamo dimagrire!!

Perciò un giorno ho preso carta e penna e ho preso esempio da due articoli che ho trovato in rete,rispondendo a dei quesiti che ora vi propongo.

Il primo articolo indicava due domande a cui rispondere: cosa vorresti migliorare di te stessa? Quali sono i fattori motivanti per raggiungere i tuoi obbiettivi? 

Come potete appurare non sono domande prettamente riguardanti il peso o il nostro corpo, ma riguardano NOI e LA PERCEZIONE che abbiamo di noi stessi.

Vi riporto le mie risposte, da prendere come esempio, ma voi provate a rispondere prima di leggere, può essere un buon esercizio!

COSE DA MIGLIORARE:

– voglio perdere 15 kg
– voglio avere la pancia piatta
– voglio delle gambe meno tozze

FATTORI MOTIVANTI:

– perché voglio sentirmi a mio agio quando sono in mezzo alla gente
– perché voglio migliorare la mia autostima
– perché voglio poter indossare le cose che mi piacciono
– perché voglio sentirmi attiva durante la giornata

il secondo articolo proponeva di trovare il nostro obbiettivo principale e poi di chiedersi per 5 volte il perché di ogni affermazione successiva; può sembrare un pò macchinoso perciò vi consiglio di leggere il mio piccolo esercizio prima di farlo voi.

OBBIETTIVO: voglio riuscire a portare a vanti una dieta e a dimagrire.
1^PERCHÉ: perché mi sentirei più attiva e una persona costante
2^PERCHÉ (perché per me è importante essere attiva e costante?): è importante perché posso fare molte più cose, ad esempio mettermi un bel vestito.
3^PERCHÉ: perché voglio sperimentare molte cose nella mia vita e il fatto di essere grossa molte volte me lo impedisce.
4^PERCHÉ: perché voglio vivere la vita appieno apprezzando ogni giorno.
5^ PERCHÉ: perché voglio vivere felice, senza rimpianti.

Questi due esercizi mi sono stati molto utili in quanto ho potuto capire meglio la natura del mio desiderio del cambiamento, non basta voler dimagrire per essere belli, bisogna aspiarare a cose più importanti come la salute. Ma di questo vi parlerò nel prossimo articolo.

Quel lunedì

Quel lunedi, quello che quando è venerdi sera alcune persone pensano ” ok questo è l’ultimo week end festaiolo dove mi abbuffo come non ci fosse un domani”, quel fatidico giorno che sancisce l’inizio della settimana, quel lunedì dove ci si promette ” Da oggi impegno e niente sgarri”.., bè quel giorno per me è arrivato. Non l’ho pianificato, non l’ho cercato, ho semplicemente deciso all’istante, così. Just do it.

In certe situazioni non bisogna pensare troppo, bisogna pianificare e mettere subito in pratica, altrimenti la nostra paura del cambiamento comincerà a insinuare dentro di noi dubbi e pigrizia che ci allontaneranno dal nostro obbiettivo. Parlo al plurale perché mi sento parte di un folto gruppo di persone che sta cercando con me di rimediare a una vita di sbagli alimentari passati e le di cui conseguenze mi porto ancora appresso…ovvero la ciccia di troppo!

Oggi è il 21 luglio, l’inizio del mio percorso di maturazione fisica e ” alimentare” e ne sono veramente entusiasta ma allo stesso tempo spaventata: quanta fatica dovrò fare per raggiungere i miei obbiettivi, quanto lungo sarà questo viaggio, ce la farò a camminare con le mie gambe?

Penso che, come si suol dire, lo scoprirò solo vivendo.

I miei primi obbiettivi sono:

– arrivare al peso di 75 kg entro il 5/10/14

– portare a termine il programma Body Revolution della durata di 3 mesi.

Stay hungry. Stay foolish.

Passioni

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Cercando la parola “passione” nel vocabolario ho trovato questo significato: “In senso generico, e in rapporto al significato  fondamentale del verbo lat.pati (v. patire1), il termine passione si contrappone direttamente ad azione, e indica perciò la condizione di passività da parte del soggetto, che si trova sottoposto a un’azione o impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo. “( treccani.it)

Scorrendo la spiegazione mi sono fatta l’dea che la passione coinvolge sia lo spirito ma anche il corpo, è infatti uso comune descrivere come “passione” un’azione pesante da compiere, un tormento, una sensazione negativa.

Passando poi al significato più esteso la passione è un moto violento dell’animo che percepiamo quando siamo particolarmente presi da qualcosa o qualcuno; ma io non penso abbia un’accezione puramente negativa..

Mi è capitato ultimamente di provare questo sentimento e mai come ora lo posso descrivere nei minimi dettagli: all’inizio cominci a pensare che una cosa è piuttosto interessante, cerchi di approfondire la questione, poi ad un certo punto inizi a sentire una specie di eccitazione e di frenesia, il cuore pompa sempre più velocemente finché realizzi che hai quasi il respiro spezzato per il coinvolgimento totale, ti fai completamente trascinare e ti senti soddisfatto per aver tirato fuori questa tua inclinazione.

Ma non sto parlando dell’innamoramento verso qualcuno, ma piuttosto un sentirsi partecipe di qualcosa, che sia la pittura, la scrittura, l’appartenenza a un gruppo.. Tutto ciò mi fa sentire così viva, mi sembra che l’adrenalina mi scorra perennemente nelle vene, è una sensazione fantastica che sconfigge l’apatia e la monotonia della quotidianità!!

Tutte le persone dovrebbero tendere a cercare stimoli del genere durante la loro esistenza, io li definirei quasi lo scopo della nostra vita ‘perchè ci fanno raggiungere un nuovo livello, ci permettono di crescere e di diventare persone appassionate, impegnate, amanti della bellezza dei giorni che trascorriamo nonostante tutte le fatiche che facciamo per portare avanti le nostre ” Passioni”.

Perchè sì, passione avrà anche due significati opposti, ma che inevitabilmente si completano, perchè fatichiamo e patiamo delle situazioni pesanti per migiorare e rendere sempre più belle le nostre inclinazioni personali.

Dentro di noi, la bellezza.

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Ci sono giorni in cui faccio fatica ad addormentarmi per i tanti pensieri che ho nella testa, cerco di riflettere sui miei problemi e mi sforzo di trovare soluzioni più rapide e meno indolori possibili. Ho paura.

Mi ritrovo molto spesso a pensare al mio passato per capire come e perché sono quello sono, e a volte non mi riconosco.

Fino all’età di 7-8 anni ero una bambina molto solare, vivace e attiva, come tutti insomma. Poi crescendo mi sono distinta dagli altri perché ero la ragazzina più in carne della classe, e spesso e volentieri venivo  presa in giro. Oltretutto alle medie ho dimostrato  un’attitudine particolare allo studio e al voler imparare, e il tutto è sfociato in molti episodi di derisione seguiti da continui pianti una volta arrivata a casa.

Pensandoci ora non capisco tutto ciò, avevo diverse amiche, quando stavo in gruppo ero sociale e simpatica, ma nella mia vita c’erano sempre questi momenti che oscuravano un periodo che dovrebbe essere felice e tranquillo. Ho cominciato a dubitare del mio aspetto, non mi sentivo per niente a mio agio ma mi consolavo dicendomi che comunque ero intelligente, avevo altre qualità, riuscivo nello studio.

Poi l’ingresso alla scuola superiore: liceo classico, classe nuova, amici nuovi, vita nuova.

Ma mi sono portata dietro gli stessi problemi, il confronto fisico con le altre ragazze era all’ordine del giorno, a casa mi disperavo per il fatto di non essere oggetto di attenzioni da parte dell’altro sesso, mi sentivo così a disagio e infelice. Inoltre la mia sicurezza per le mie doti intellettuali crollò confrontandomi con i miei compagni, mi resi conto che al mondo c’erano persone molto più brave e dotate di me, e che io alla fine non avevo assolutamente nulla di speciale.

La mia autostima ebbe il suo picco negativo quando, dopo mesi di frequentazione, il ragazzo di cui mi ero innamorata ( n.b. non che amavo, questa è un’altra storia) decise di chiudere con me, perché a suo dire non gli piacevo abbastanza.

Avevo neanche diciotto anni, e mi ricordo di giorni tristi passati a guardare il soffitto, stavo male non tanto per la perdita in sé, ma perché non capivo cosa non andasse bene in me, perché  nessuno mi voleva. Già all’inizio della storia non mi capacitavo del motivo per il quale un ragazzo mi volesse conoscere, ne ero rimasta sorpresa, e quando tutto finì mi dissi che lui era l’unico che mi aveva voluta e nessun altro si sarebbe più interessato. Dopo tre mesi lo rincontrai e gli dissi ciò che non gli avevo mai detto, che mi ero innamorata di lui, così tutt’ un tratto mi liberai dal mio peso e da quel giorno non provai più niente. Strana la vita.

Avevo una teoria, cioè che il nostro corpo e la nostra mente fossero due entità distinte, mi consolavo dicendomi che non avevo un bel fisico ma almeno ero intelligente e sveglia, ma questa cosa non mi bastò più durante la mia adolescenza. Volevo a tutti i costi essere una ragazza che si notava tra gli altri, espansiva e divertente. Avevo bisogno di essere al centro dell’attenzione, che gli altri mi prendessero in considerazione, e il modo migliore mi sembrava quello di essere popolare. Insomma associavo il bell’aspetto con la spontaneità, con l’essere estroversi.

Così iniziai a stare a dieta, o almeno ci provavo: interpellai dietologi e specialisti per eliminare i miei chili in eccesso. A posteriori riconosco che avevo sì dei chili in più, ma l’immagine che avevo di me stessa era molto, troppo distorta. Io non ero grassa, ero una decina di chili in sovrappeso, nulla di irrimediabile. Di distorto avevo il rapporto con il cibo, di amore – odio: un circolo vizioso, non avevo la forza per spezzarlo, e alternavo giorni rigorosi ad abbuffate gigantesche con il risultato che le diete non davano i loro frutti e io mi ritrovavo sempre la stessa triste ragazza, incapace di cambiare e di prendere consapevolezza delle mie potenzialità. Il cibo era la mia valvola di sfogo: quando provavo un sentimento forte, rabbia, tristezza, felicità era sempre un’occasione da condividere con lui.

Volevo fuggire da tutto, dalla scuola, da genitori troppo severi e rigidi, dalle troppe responsabilità che avevo come sorella maggiore, mi sentivo soffocare e l’unico rimedio che conoscevo era sempre lo stesso: mangiare. E quando ritornavo lucida mi sgridavo, mi arrabbiavo profondamente con me stessa perché mi ero fatta corrompere e non ero riuscita a frenare i miei impulsi.

Poi l’estate dei miei diciotto’anni in punta di piedi arrivò un ragazzo che con i suoi modi gentili e dolci, il suo fare educato, iniziò a insegnarmi ( e lo sta ancora facendo) molte cose di me stessa.

Mi fece capire che non avevo nulla che non andasse, che non dovevo essere troppo severa con me stessa perché avevo molte belle qualità e non dovevo per forza ricercare una perfezione inutile.

Ho capito che il mio vero problema non sono i chili in più, ma la mia scarsa autostima e il fatto di non saper dire di no alle troppe responsabilità, allo stress continuo che c’è in casa a causa del faticoso lavoro che fanno i miei genitori, al non saper ancora gestire in modo maturo la mia vita. Sono una ragazza indipendente, studio e lavoro nel finesettimana, cucino e bado ai miei fratelli, faccio volontariato; eppure non mi sento padrona della mia vita, mi sento in gabbia perché non riesco a finire l’università e realizzare i miei sogni a causa della mia insicurezza.

Non mi sento una ragazza sfortunata, certe volte mi vergogno dei miei problemi, di fronte a tutte le cose negative che ci sono a questo mondo sembrano solo stupidaggini; eppure certi periodi sono stata così male, non riuscivo a vedere il bello nella mia quotidianità nonostante l’amore che provavo per il mio fidanzato.

Ora sto iniziando a pensare più a me stessa, a impegnarmi a migliorare quello che posso dentro di me ricordandomi sempre che non sono una persona sbagliata, che la bellezza ce l’ho dentro anch’io, devo solo trovare il modo per farla uscire.

La grande bellezza: nemo propheta in patria

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Ieri cercavo uno spunto significativo per scrivere il primo articolo del mio blog, e l’occasione migliore mi è stata offerta dalla vittoria dell’oscar come miglior film straniero de “ La grande bellezza” di Sorrentino, andato subito in onda nella tv italiana.
A dire la verità è stata la mia prima visione, in quanto purtroppo l’anno scorso non mi sono recata al cinema a vederlo, e me ne ero molto pentita, quindi ieri sera ho rimediato.
Sono rimasta abbastanza basita da tutti i commenti negativi che giravano nella mia bacheca di face book durante e dopo la messa in onda, e da qui ne consegue la seconda parte del titolo di questo articolo, ma tutto ciò mi ha dato uno stimolo ancora maggiore nell’esprimere la mia opinione circa questo film.
Si può analizzare questo capolavoro da molti punti di vista e cercherò di farlo nel modo più lineare possibile.
Innanzitutto bisogna dire che è un’opera tutt’altro che di facile comprensione, necessita di uno sforzo da parte dello spettatore in quanto la trama è molto irregolare, frastagliata e il filo conduttore lo si intuisce dopo la metà. Ma non dovremmo aspettarci questo da un film che ha vinto diversi premi, un certo spessore artistico e ideologico?
Tutto ruota attorno al protagonista Jep Gambardella, noto giornalista e critico, che ormai avanti con gli anni si ritrova a fare i conti con la sua vita: giunto a Roma quand’era giovane, dopo aver scritto il suo unico libro “L’apparato umano”, tra l’altro apprezzato dal pubblico, si ritrova risucchiato nel vortice della mondanità romanesca, e passa gli anni a coltivare amicizie vuote e a partecipare a feste ogni notte, facendo acuire la sua pigrizia e la sua crisi letteraria.
«Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito “il vortice della mondanità”. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire».
I pochi amici che ha sono tutti tali e quali a lui: da Romano, un attore teatrale che non ha mai sfondato, al venditore di giocattoli che tradisce perennemente la moglie, fino alla donna – super mamma – in carriera, che non si rende minimamente conto del suo egocentrismo.
La prima parte del film ci regala uno scorcio molto ampio della vita di Jep e ci trasmette di fatto la sua perenne apatia e noia attraverso la lentezza delle scene, i rari dialoghi, la colonna sonora irruenta; lo spettatore inizialmente non capisce questa situazione in quanto il tutto è ambientato nella bella Roma, con i suoi monumenti, i suoi scorci particolari. Come possono essere queste persone così annoiate, così vuote, in una città che ti offre tanti stimoli culturali, soprattutto per chi vive nell’agio e si può permettere un più elevato tenore di vita?
Avvengono però due episodi che insinuano un tarlo nella testa di Jep: il primo è il suo sessantacinquesimo compleanno, il secondo lo incontriamo quando un giorno si presenta davanti al suo appartamento il marito di Elisa, il suo primo amore di gioventù , che gli annucia la morte di quest’ultima e il ritrovamento del suo diario dove lei affermava di essere sempre stata innamorata di Jep, mentre considerava il marito solo un buon compagno.
Il nostro protagonista inizia così a meditare sulla sua vita, cercando di capire se può fare qualcosa per cambiarla: notiamo che lui sogna di ritrovare quella voglia di vivere adolescenziale e di recuperare la sua identità di scrittore e vero letterato.
Anche il suo mondo lentamente comincia a mutare forma: la bella Ramona, spogliarellista, muore di una malattia incurabile, l’amica mamma in carriera abbandona la città così come il suo fedele amico Romano, che dopo aver vissuto quarant’anni a Roma decide di ritornare al suo paese, infine Viola dopo la morte del figlio dona tutti i suoi beni alla Chiesa e vola in Africa.
Il colpo di grazia arriva durante uno dei soliti party, in un momento di ebrezza Jep esprime tutto il suo rammarico per la sua vita e per il fatto che essa è talmente vuota e spenta da non permettergli di riuscire a scrivere:
«Mi chiedono perché non ho più scritto un libro. Ma guarda qua attorno. Queste facce. Questa città, questa gente. Questa è la mia vita: il nulla. Flaubert voleva scrivere un romanzo sul nulla e non ci è riuscito: dovrei riuscirci io?»
Un giorno però Dadina, la direttrice del suo giornale gli chiede di intervistare una missionaria cattolica africana, detta “ la Santa”, che da giovane era stata in Italia ed aveva letto il libro di Jep, accogliendola per cena nella sua casa. L’incontro con la vecchia è significativo per Jep e a mio parere si può capire dalla domanda sul perché lui non avesse più scritto un libro, alla quale risponde:
Ma che cos’è questa grande bellezza?
Io personalmente credo che la risposta sia nelle parole della Santa quando chiede al nostro protagonista se sapesse il perché lei mangiasse sempre e solo radici, e continuando afferma: Mangio soltanto radici, perché le radici sono importanti…!”
Jep capisce che per ritrovare il sentiero della vita vera deve ritornare nei luoghi dove ha vissuto veramente dei momenti importanti, e coglie l’occasione quando Dadina gli affida un servizio nell’isola del Giglio: l’uomo ritrova gli ambienti a lui familiari dell’adolescenza e il vecchio faro dove per la prima volta amò veramente Elisa, e finalmente ritrova ciò per cui vale la pena scrivere.